Sappada

Borca di Cadore e Sappada, luoghi dei Campi di Condivisione e di un'utopia possibile

A metà degli anni ’70, dopo alcuni esperienze insieme all’Associazione Papa Giovanni XXIII, don Amedeo, entusiasta di quanto provato, propose ai giovani della parrocchia di San Paolo, un’esperienza in compagnia di amici diversamente abili che non avrebbero avuto altrimenti la possibilità di fare un periodo di vacanza

L’obiettivo “trascorrere un periodo in amicizia e di rompere quelle barriere di menefreghismo, disinteresse e incomprensione che in genere esistono nei rapporti quotidiani”, all’insegna del motto, “Dove siamo noi, siano anche loro”.

Come destinazione si scelsero le Dolomiti. Si iniziò a Borca di Cadore, poi Malosco, Pejo, Alba di Canazei, per poi tornare nella stessa Borca presso il Centro Vacanze “Dolomiti Pio X”, dove l’esperienza si ripetè costante fino al 2007.

Inizialmente al campo partecipavano i giovani di San Paolo, a cui si univano altri provenienti dal CVS, con cui don Amedeo aveva forti legami: con loro tanti disabili sia fisici che psichici, per molti dei quali quella era l’unica vacanza.

Il viaggio veniva fatto con mezzi della parrocchia e pulmini avuti in prestito da altre parrocchie, come i vecchi e dismessi scuolabus Fiat 238 gialli, che in più occasioni, specie sui passi dolomitici, “fumavano” e si fermavano.

I campi di Borca presentavano, e presentano tuttora nella nuova location di Sappada, tutti i crismi della vacanza: si svolgono in agosto, mese con la temperatura ideale per la montagna; si soggiorna in albergo per stare insieme anche agli altri villeggianti, al fine di accentuare la normalità di tutti e favorire le relazioni fra le persone; si sceglie la formula della pensione completa per avere più tempo libero per pregare e approfondire i rapporti di conoscenza e di amicizia.

Il campo, di fatto, offre anche un sostegno ed un sollievo alle famiglie dei disabili, in quanto si svolge nella prima parte del mese di agosto, quando i centri diurni a Forlì e dintorni sono chiusi: se, quindi, non ci fosse questa esperienza, i ragazzi rimarrebbero a casa tutto il giorno, senza nessuna possibilità di relazioni ed attività stimolanti.

Non ci si fa mancare nulla: passeggiate per i sentieri delle Dolomiti, ferrate, escursioni in funivia e seggiovia, “vasca” in corso Italia a Cortina d’Ampezzo, la messa di Ferragosto possibilmente nella chiesa principale di un’importante località delle Dolomiti, fra cui la stessa Cortina, dove Don Amedeo un anno tenne l’omelia nella quale illustrò le motivazioni del campo, il valore di ogni esistenza e la responsabilità di ognuno di mettere in comune i talenti che Dio ci ha dato: tutto questo rivolto ad un assemblea composta prevalentemente da facoltosi benestanti che rimasero confusi e disorientati da quelle rivoluzionarie parole.

Col passare degli anni l’esperienza di Borca, veniva conosciuta ed apprezzata, tanto da uscire dai confini della parrocchia di San Paolo: gli si avvicinarono tanti giovani provenienti da diversi ambienti e anche da territori limitrofi a Forlì: ben presto divenne, quindi, un campo con un’impronta sempre più diocesana, aperto anche alle famiglie, infatti alcuni giovani dei primi anni, ora adulti, vi partecipano tuttora con mogli e figli.

Questo spirito diocesano viene ufficializzato con la gradita presenza del vescovo mons. Lino Pizzi, che fin dai primi anni di insediamento a Forlì-Bertinoro, condivide con entusiasmo qualche giorno di vacanza con il gruppo.

Negli ultimi anni la consistenza del gruppo si è assestata attorno alle 120/130 persone!

Il 2008 è stato un anno cruciale per il campo: dopo ben 28 anni il gruppo ha lasciato, forzatamente, il “Dolomiti Pio X” di Borca di Cadore, che era divenuta la sua abituale sede, trasferendosi a Sappada, esattamente al Villaggio Turistico Ge.tur di Piani di Luzza, luogo ideale per il proseguimento dell’esperienza.

L’edizione 2011 del campo è cominciata fra mille dubbi e preoccupazioni: era la prima senza don Amedeo. E’ stato difficile trasmettere a chi, per la prima volta si accingeva a fare quest’esperienza, la ricchezza che questa vacanza dona, così come sapeva fare lui. La sua presenza nel cuore di ognuno, la sua guida dall’alto, però, sono state una garanzia assoluta per andare avanti, certi che lui camminava a fianco del gruppo e tracciava la strada da seguire.

 



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